19 SETTEMBRE - PREPARARSI PER LA MORTE


 Una volta che il cristiano indossa questa armatura chiamata "il vangelo della pace" (Efesini 6:15), la sua anima è preparata sia al pericolo che alla morte. Si siede alla festa che Dio nella sua provvidenza gli ha dato ora e ne gode pienamente senza timore che un messaggero di cattive notizie bussi alla porta. Può persino parlare dell'ora della sua morte e non rovinare una briciola della sua gioia, come suppongono gli uomini carnali. Per loro la semplice menzione della morte disperde tutti i pensieri piacevoli che potrebbero aver dominato la conversazione solo pochi minuti prima. 

D'altra parte, il santo il cui cuore è preparato non gusta mai più dolcezza nelle comodità della vita che quando intinge questi bocconcini in meditazioni di morte e di eternità. Pensare di perdere la vita non gli provoca più dolore di quanto gli sia tolto il primo piatto per fare spazio al piatto principale. Davide, per esempio, era così poco legato a questo mondo da poter dichiarare "non temerò alcun male", anche nella "valle dell'ombra della morte" (Salmo 23:4). 

E che dire di Pietro? Conosceva il segreto della pace o no? Dormiva tranquillo, legato "tra due soldati" in una prigione la notte prima che Erode "lo facesse comparire in pubblico" per la sua esecuzione. E mentre queste non sono certo le condizioni abituali per il riposo, dormiva così profondamente che l'angelo dovette percuoterlo sul fianco per svegliarlo (At 12,6). Mi chiedo seriamente se Erode stesso abbia dormito bene quella sera come fece il suo prigioniero! Senza dubbio questa "prontezza del vangelo della pace" (Efesini 6:15) portò Pietro a un tale riposo divino. Siccome era pronto a morire, riuscì a dormire.

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