15 SETTEMBRE - ESSERE PREPARATI PER LE AFFLIZIONI


È nostro dovere come credenti essere preparati a sopportare qualsiasi difficoltà e prova che Dio propone per noi nel nostro cammino cristiano. E i santi non saranno mai senza queste prove. Proprio come l'intero corpo di Cristo fu innalzato sulla croce, nessun suo membro può aspettarsi di sfuggire alla croce ora. Quando si tratta di ciascuno di noi, non pronuncerà gloria per il Salvatore se ci abbandoniamo semplicemente passivamente alla volontà di Dio; dobbiamo essere pronti con una pazienza attiva e santa a obbedire, a essere condotti alla morte stessa, se questa è la scelta di Dio. 

Paolo aveva la mente santa di Cristo quando confessò: «Io sono pronto non solo ad essere legato, ma anche a morire a Gerusalemme per il nome del Signore Gesú» (At 21,13). Gli scettici potrebbero pensare che l'audacia dell'apostolo fiorisse solo quando il nemico era lontano, ma svanisse nella paura quando dovette guardare la morte in faccia. Paolo invece era disposto a non solo soffrire ma anche morire per il vangelo: «Quanto a me, sto per essere offerto in libagione, e il tempo della mia dipartita è vicino» (2 Timoteo 4:6). 

Paolo era morto prima che gli venisse dato il colpo, non per la paura, ma per la completa rassegnazione ad essa. Un criminale è morto nel senso della legge non appena il giudice pronuncia la sentenza, sebbene il condannato possa sopravvivere settimane dopo. In senso evangelico, quindi, diciamo che sono morti coloro che si sono messi volontariamente sotto l'autorità del Padre e sono pronti a morire.

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